NON COMPRO PIÙ DIESEL!?

 In Gigi Blog

Una delle caratteristiche principali del cliente medio italiano in tema di automobili è la sua chiara incapacità nel cercare di capire come funzionano e come si utilizzano al meglio. E, in questo ultimo periodo, questa sua vocazione è ancora più messa in evidenza dalle affermazioni che a rotazione si sentono, leggono o vedono sui media e sui social. Mi riferisco alla battaglia commerciale che le case automobilistiche e/o le amministrazioni comunali stanno facendo sui motori alimentati a gasolio a colpi di disinformazioni e fake news. Le normative che regolano i gas di scarico delle automobili, cui facevo riferimento nel blog precedente, costringono i costruttori a investimenti molto onerosi per rispettarle. È chiaro che non tutti sono interessati, commercialmente parlando, a queste onerose evoluzioni dei motori a gasolio. Basti pensare che negli U.S.A., in Giappone, Cina e Australia, praticamente più di mezzo mondo, la trazione a gasolio per le autovetture quasi non esiste. Quindi è ovvio che molti costruttori hanno fatto due conti e hanno visto che non conviene. In più se consideriamo che l’alternativa ai diesel in città sono gli ibridi, è facile arrivare alla conclusione che, per esempio, per case come Toyota, con tutto l’investimento che ha fatto sugli ibridi, la trazione a gasolio evoluta diventa improponibile. Ma non solo. Tornando a casa nostra, in Europa, va detto anche che aggiornare i motori a gasolio diventa interessante se i motori hanno un valore intrinseco e una funzionalità ancora valida e attuale. Mi spiego meglio, fermo restando che il sostituto ideale del motore diesel è l’ibrido, almeno per il momento, che ha per scenario ideale di utilizzo la città. Ecco che allora il proclama delle case è presto detto: non si evolvono i motori diesel per le utilitarie, vetture da città, anzi si eliminano dal listino, perché non conviene, e si punta sul benzina, o sull’ibrido, in attesa dell’elettrico “economico”. Viceversa è facilmente auspicabile che il motore a gasolio di una certa cilindrata/potenza/tecnologia/valore continuerà ad esistere perché non c’è, oggi, niente di più efficace ed efficiente di un bel motore diesel EURO6d-TEMP per viaggiare in autostrada, cioè a carico pressoché costante, e per percorrere almeno 20-30.000 km/anno. Per i prossimi anni, quindi, lo scenario che si prospetta è facilmente prevedibile. In città ci sarà un chiaro ritorno ai motori a benzina (con qualche GPL e metano da noi in Italia) per le vetture più piccole e leggere. Qualche nostalgico “dell’effetto pompa” di anni fa, quando al distributore il gasolio costava molto meno della benzina, ci sarà sempre e insisterà col diesel, ma tra i costi iniziali di acquisto, la manutenzione e tutte le problematiche dei motori a gasolio in città, sarà sempre meno conveniente acquistare dei diesel per percorrenze inferiori ai 12-15.000 km/anno, soprattutto se fatti principalmente in ambito urbano. Ammesso che si trovino ancora delle utilitarie a gasolio. Viceversa le ibride, soprattutto plug-in, saranno sempre più presenti. Purtroppo va detto che sono ancora piuttosto onerose, sono tecnologie che costano e se le fanno pagare. Prima di vedere utilitarie interessanti, anche dal punto di vista economico, oltre che tecnico, passerà ancora qualche anno. Anche se personalmente ritengo le ibride una soluzione temporanea, per quelle famiglie che hanno una sola vettura, che la utilizzano da casa al lavoro in città e che fanno qualche viaggio il fine settimana. E le elettriche? Sono indubbiamente le più interessanti per l’impiego cittadino, con percorrenze quotidiane inferiori ai 100 km (che sono tanti!). Però ci sono ancora dei grossi limiti. Innanzitutto i costi iniziali che sono ancora elevati. A parità di tutto, una elettrica costa mediamente 12/15.000 € più di una pari termica. E non sono pochi, se si pensa che una elettrica così è principalmente una seconda o terza macchina. Diverso il discorso se pensiamo alla elettrica come vettura ogni tempo e ogni dove. Deve poter offrire autonomie di almeno 4-500 km e questo significa batterie molto ingombranti, pesanti e costose e tempi tecnici di ricarica piuttosto elevati. Ma poi c’è un altro grosso problema, almeno per noi italiani, che pochi – sento, vedo e leggo – stanno affrontando: non abbiamo sufficiente energia elettrica per soddisfare la richiesta di un mondo a trazione elettrica. Tutti parlano delle infrastrutture che non ci sono: colonnine pubbliche, parcheggi dedicati, vie preferenziali, ecc… Ma il vero problema sarà che non avremo sufficienti centrali di produzione di energia elettrica. Già oggi la acquistiamo. Non abbiamo produzione atomica (per scelta referendaria, anche se siamo circondati da nazioni che la utilizzano prevalentemente), quindi aumentare considerevolmente la produzione, per l’Italia, sarà quasi impossibile. Con cosa soddisferemo tutta la richiesta di energia per le vetture elettriche del prossimo futuro? Realmente si può intravedere quale può essere la soluzione ideale: vetture elettriche alimentate da energia elettrica prodotta all’interno delle vetture stesse: le fuel cell. Questa sarà la vera rivoluzione che metterà tutti d’accordo. Però… sarà necessario avere una distribuzione di idrogeno capillare, o meglio, tante piccole “fabbriche” di idrogeno sparse nel Paese cui rifornirsi. Tenete presente comunque che l’idrogeno è un gas molto pericoloso e che queste tecnologie hanno ancora dei costi proibitivi per poter pensare ad appendere al chiodo i motori alimentati a combustibili fossili. Azzardo: per almeno 5/10 anni, in Italia, le cose cambieranno di poco. Solo in città avremo meno diesel e più benzina, ibridi ed elettrici. Ma in autostrada il gasolio la farà ancora da padrone. Come da anni sto dicendo. Ve li vedete i camion elettrici? E i treni delle tratte secondarie? E le navi? E gli aerei? E l’agricoltura? Se parliamo poi di inquinamento o di polveri sottili o di gas non inquinanti, ma da limitare, come gli NOx o la CO2, dove li poniamo gli impianti industriali, quelli di riscaldamento obsoleti, gli impianti chimici e le grosse centrali di produzione dell’energia? Ma questa è un’altra storia…